Costa d’Avorio, scatta lo sciopero dei produttori di cacao a un passo dal nuovo accordo internazionale

Tensioni e magazzini bloccati nei distretti agricoli della Costa d’Avorio. Il Syndicat National Agricole pour le Progrès en Côte d’Ivoire (SYNAP-CI), che dichiara di rappresentare oltre 80.000 produttori, ha avviato uno sciopero a tempo indeterminato per protestare contro le condizioni economiche imposte al settore. La mobilitazione, iniziata il 16 settembre a seguito di un preavviso di due settimane, sta vedendo il presidente del sindacato, Moussa Koné, impegnato in un tour di mobilitazione nelle principali aree di produzione tra cui Bouaflé, Duékoué, Bangolo e Bandiahi per fermare la movimentazione del raccolto.

Linfodrome

Al centro della contestazione c’è il prezzo minimo garantito alla stalla (prix bord champ), stabilito dal governo per la nuova campagna commerciale 2026-2027 a 1.200 franchi CFA al chilogrammo (circa 1,83 euro). La cifra segna una riduzione di oltre il 50% rispetto ai 2.800 FCFA/kg toccati nella stagione precedente, prima che le quotazioni sui mercati internazionali registrassero un repentino ridimensionamento. Secondo il SYNAP-CI, la tariffa attuale non copre i costi di produzione sostenuti dagli agricoltori e non garantisce la sopravvivenza economica delle famiglie contadine.

I sindacalisti denunciano inoltre la presenza di ingenti stock di cacao non ancora pagati o ritirati dall’ultimo raccolto, chiedendo un audit indipendente sulla gestione dei flussi e sollecitando le dimissioni del Direttore Generale del Conseil du Café-Cacao (CCC), Yves Brahima Koné. Dal canto suo, l’ente regolatore statale ritiene chiusa l’operazione di riacquisto straordinario delle giacenze per 100.000 tonnellate annunciata ad agosto, difesa come misura di salvaguardia per stabilizzare il mercato.

La vertenza resta aperta: mentre i vertici del SYNAP-CI assicurano che il blocco sta rallentando l’arrivo delle fave ai porti di esportazione di Abidjan e San-Pedro, altre organizzazioni di categoria e grandi cooperative non hanno aderito alla protesta, mantenendo parzialmente attivi i canali di consegna. Il sindacato ha ribadito il carattere esclusivamente economico della vertenza, chiedendo alle forze politiche di non strumentalizzare la mobilitazione e sollecitando l’esecutivo a intervenire per ricalibrare i compensi destinati alla base della filiera.

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