Caffè, mercato a due velocità: giù l’arabica ai minimi da due mesi, sale il robusta

Nelle ultime contrattazioni di ieri, i futures sul caffè arabica con scadenza a dicembre hanno registrato una flessione di 4,30 punti (-1,45%), scivolando verso i minimi degli ultimi due mesi, mentre il robusta con consegna a novembre ha chiuso in territorio positivo (+1,56%).

A spingere al ribasso le quotazioni dell’arabica è stato l’aumento dei flussi in uscita dal Brasile. I dati del Ministero del Commercio brasiliano mostrano che ad agosto le esportazioni del paese sono balzate del 44,6% su base annua, toccando quota 206.618 tonnellate metriche, il valore più alto degli ultimi otto mesi. Quest’ondata di forniture ha parzialmente raffreddato il rally osservato durante l’estate.

Nel mese di agosto, infatti, l’indicatore Cepea/Esalq per l’arabica aveva raggiunto una media di circa 348 dollari per sacco da 60 kg, segnando il picco nominale più alto degli ultimi quattro mesi. Secondo il Centro di Studi Avanzati di Economia Applicata, la spinta sui prezzi era stata alimentata dai bassi livelli delle scorte certificate alla Borsa di New York e dalle preoccupazioni per la qualità del raccolto 2026/27. Le forti piogge di giugno e luglio nelle principali regioni agricole brasiliane hanno infatti compromesso la resa dei chicchi, riducendo la quota di caffè di alta qualità e di grande calibro a favore di pezzature più piccole.

Sebbene le stime indichino volumi record per l’annata in corso, la disponibilità effettiva di arabica pregiato resta contratta. Tuttavia, con la conclusione della raccolta a fine agosto e il conseguente aumento dell’offerta interna, i listini hanno iniziato ad allentare la presa, chiudendo il mese a circa 343 dollari al sacco e proseguendo la discesa all’inizio di settembre a circa 340 dollari al sacco (-1,02% giornaliero), fino a toccare i recenti minimi.

Sul fronte del robusta, la dinamica appare opposta e condizionata dai rischi meteorologici in Asia. I prezzi hanno ripreso a salire a causa delle previsioni di abbondanti precipitazioni sugli Altipiani Centrali del Vietnam, il cuore produttivo del paese, che minacciano di allagare le piantagioni. La preoccupazione per i possibili tagli all’offerta futura ha prevalso sui dati relativi alle spedizioni passate: tra gennaio e agosto le esportazioni vietnamite sono cresciute del 13,7% su base annua, raggiungendo 1,33 milioni di tonnellate.

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