Il Parlamento del Ghana ha approvato una nuova legge volta a tutelare le piantagioni di cacao, prevedendo pene detentive fino a 20 anni per i produttori che destinano le proprie terre ad altri usi senza previa autorizzazione governativa. Il provvedimento, in attesa della firma del presidente John Mahama per la definitiva entrata in vigore, conferisce uno status protetto a tutte le aziende cacaofile nazionali, trasformando in reato penale qualsiasi riconversione non autorizzata del suolo agricolo. Le sanzioni più severe sono orientate a contrastare l’estrazione mineraria illegale dell’oro, fenomeno noto localmente come galamsey, e stabiliscono la reclusione tra i 10 e i 20 anni, unitamente a pesanti sanzioni pecuniarie per ciascun albero di cacao coinvolto.
La misura ha sollevato forti perplessità tra le associazioni di categoria, tra cui la Ghana Cooperative Cocoa Farmers and Marketing Association. I rappresentanti dei coltivatori evidenziano il forte contrasto tra i severi vincoli penali e i limitati sostegni finanziari garantiti dalle istituzioni. Gli agricoltori sottolineano infatti di dover investire risorse private per acquistare, bonificare e gestire i terreni per anni prima di ottenere un rendimento economico. La richiesta del settore è che, se il cacao deve essere tutelato normativamente come bene strategico nazionale, lo Stato debba contestualmente farsi carico di una quota dei costi di produzione e dei rischi d’impresa, anziché limitarsi a sanzionare chi tenta di diversificare l’attività.
Da parte loro, le autorità governative difendono la rigidità delle pene ritenendola indispensabile per frenare la perdita di terreni agricoli a favore delle miniere abusive. Parallelamente all’inasprimento delle sanzioni, il quadro di riforme include iniziative volte a garantire ai coltivatori una quota minima pari ad almeno il 70% del prezzo di mercato internazionale e a incentivare la lavorazione industriale della materia prima direttamente all’interno del Paese.


Lascia un commento