I mercati internazionali del cacao attraversano una fase di profonda instabilità, caratterizzata da repentine oscillazioni dei prezzi e forti tensioni speculative sostenute dalle dinamiche valutarie e dai timori climatici. Nel breve termine, le quotazioni hanno registrato un recupero dai minimi delle ultime tre settimane e mezzo, trainato principalmente dalle operazioni di ricopertura delle posizioni short seguite al calo dell’indice del dollaro dai suoi massimi mensili. Questo balzo giunge a margine di una pressione ribassista prolungata, alimentata da segnali di crescita dell’offerta globale. I dati provenienti dalla Costa d’Avorio indicano che le spedizioni verso i porti nell’attuale anno commerciale hanno raggiunto quota 2,11 milioni di tonnellate, segnando un incremento del 21% rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni della Nigeria hanno mostrato un balzo del 30% su base annua. A consolidare la pressione sui listini contribuisce anche l’accumulo delle scorte registrate presso l’ICE, giunte al livello più alto degli ultimi due anni.
Nonostante questo temporaneo aumento delle scorte, la tendenza di medio e lungo periodo rimane fortemente esposta all’imminente arrivo del fenomeno climatico El Niño, che sta surriscaldando i mercati e ridisegnando i rischi di approvvigionamento per i paesi produttori. In Ecuador, dove la coltivazione si concentra lungo la costa a forte rischio inondazioni, il settore esportatore monitora con apprensione le previsioni internazionali, avvertendo che la volatilità potrebbe superare i livelli storici. L’impatto finanziario di questo evento climatico si sviluppa tipicamente in tre fasi ben definite: un’immediata reazione speculativa sui mercati dei future, una successiva contrazione della raccolta fisica con difficoltà di approvvigionamento, e un finale trasferimento dei maggiori costi sui prodotti alimentari destinati al consumatore, con un effetto che può protrarsi fino a venti mesi.
I timori che El Niño possa causare gravi siccità nell’Africa occidentale, in particolare in Costa d’Avorio e Ghana, spingono gli operatori ad acquisti anticipati a scopo di copertura, alimentando il nervosismo sui contratti internazionali. Un evento atmosferico di forte intensità ridurrebbe drasticamente il raccolto di fine anno, invertendo la fase di stabilizzazione seguita ai record storici compresi tra i 10.000 e i 12.000 dollari a tonnellata. Sebbene le quotazioni si siano temporaneamente assestate attorno ai 5.400 dollari a tonnellata, la pressione rialzista resta evidente nei dati di periodo, che evidenziano un incremento dei prezzi del cacao dell’8,1% nell’ultimo mese e una crescita del 56,6% nell’arco dei sei mesi precedenti.


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