Il Ghana Cocoa Board (COCOBOD) ha avviato una vasta manovra strategica volta a risanare le proprie finanze e a rilanciare l’intera filiera produttiva del cacao, muovendosi contemporaneamente sul fronte del debito finanziario e del sostegno diretto ai coltivatori. Questa duplice azione punta a restituire stabilità e competitività globale a uno dei settori più cruciali per l’economia del Paese, recentemente messo a dura prova da forti turbolenze economiche.
Dal punto di vista finanziario, l’ente regolatore ha annunciato il saldo integrale di 162 milioni di GH¢ a favore dei singoli detentori di titoli del cacao (Cocoa Bill) che avevano deciso di non aderire al Programma di scambio del debito interno (DDEP) attuato dal governo nel 2023. A causa delle difficoltà di bilancio riscontrate negli ultimi anni, questi rimborsi erano rimasti in sospeso. Con questo pagamento definitivo, COCOBOD punta a onorare i propri impegni pregressi e a ripristinare la piena fiducia degli investitori istituzionali e privati nella sostenibilità finanziaria del comparto.
In parallelo al risanamento dei conti, l’ente ha dato il via a una capillare campagna nazionale di informazione e assistenza rivolta direttamente alle comunità agricole. I primi incontri, partiti dalle regioni del Sud-Ovest e di Ashanti, hanno lo scopo di illustrare una serie di riforme strutturali e, in particolare, la reintroduzione del programma di distribuzione gratuita di fertilizzanti e input agricoli nell’ambito del piano di controllo delle malattie e dei parassiti (CODAPEC/HITECH). Questo nuovo intervento statale segna un cambio di rotta rispetto al passato, sostituendo il vecchio sistema di sussidi con una fornitura interamente finanziata dal governo, pensata per abbattere i costi di gestione dei piccoli coltivatori e incrementare la produttività dei terreni.
Per garantire la massima trasparenza ed evitare i fenomeni di contrabbando o favoritismo che hanno penalizzato il settore in passato, l’accesso agli input gratuiti sarà strettamente regolamentato. Potranno beneficiare del programma solo i produttori iscritti al Sistema di Gestione del Cacao (CMS) le cui piantagioni risultino attive e produttive. Saranno quindi escluse le aziende agricole abbandonate, quelle colpite dal virus del germoglio gonfio (CSSVD) o le aree minacciate dall’estrazione mineraria illegale e dalla riconversione edilizia. Inoltre, la distribuzione dei fertilizzanti seguirà criteri agronomici rigorosi basati sull’età delle piante: le piantagioni più giovani riceveranno nutrienti fogliari, mentre quelle in piena produzione o più mature beneficeranno di formule granulari specifiche per preservarne la resa.
Anche la logistica della distribuzione è stata rivoluzionata, passando dal vecchio modello gestito dalle cooperative a una rete decentralizzata di 247 centri comunitari presidiati da gruppi di lavoro locali. Questo sistema prevede il monitoraggio sul campo, la pubblicazione delle liste dei beneficiari e l’obbligo di riconsegna dei sacchi vuoti, riducendo al minimo il rischio di dispersioni illecite della merce. Per tutelare la salute degli operatori sul campo, COCOBOD ha inoltre avviato la consegna di 89.000 kit di dispositivi di protezione individuale alle squadre addette ai trattamenti e, per la prima volta, ai responsabili delle cooperative agricole.
Durante le assemblee con i coltivatori, i portavoce dell’ente hanno affrontato anche il tema dei ritardi nei pagamenti dei raccolti, spiegando che i rinvii sono stati causati dalle forti tensioni finanziarie legate al precedente crollo dei prezzi sui mercati internazionali. Tuttavia, COCOBOD ha confermato di aver già trasferito importanti risorse alle società di acquisto autorizzate per sbloccare i pagamenti arretrati in tempi brevi, consentendo agli agricoltori di disporre della liquidità necessaria per pianificare la prossima stagione di raccolta.
Sul fronte normativo, l’ente sta promuovendo una profonda riforma legislativa attraverso un disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento. La nuova legge mira a ridefinire i meccanismi di determinazione dei prezzi alla produzione, i canali di finanziamento dei raccolti, la governance interna e a introdurre tutele penali più severe contro l’estrazione mineraria illegale che devasta le piantagioni.


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