Mercato del caffè sulle montagne russe

Il mercato globale del caffè sta vivendo giornate di fortissima volatilità, caratterizzate da una brusca inversione di tendenza sui listini internazionali. Dopo un inizio di settimana travolgente, in cui lunedì l’arabica aveva raggiunto i massimi degli ultimi cinque mesi e mezzo e martedì il robusta aveva toccato i livelli più alti da cinque mesi, le quotazioni sono crollate bruscamente per due sedute consecutive. L’impennata parabolica dei giorni scorsi aveva infatti spinto i prezzi in una zona di forte ipercomprato, innescando vendite tecniche e massicce prese di profitto che hanno azzerato quasi tutti i guadagni.

A pesare sull’andamento dei mercati e ad accelerare la correzione al ribasso ha contribuito in modo decisivo l’intervento dell’Intercontinental Exchange, che ha stabilito un aumento dei requisiti di margine per il trading dei future sul caffè. Questa decisione ha alimentato le pressioni di liquidazione sulle posizioni lunghe, spingendo gli investitori a chiudere i contratti in essere. La flessione si è manifestata chiaramente nella giornata di mercoledì 8 luglio 2026 su entrambe le piazze d’affari. A New York il contratto per la scadenza di settembre dell’Ice Arabica ha ceduto il 2,5% fermandosi a 309,80 centesimi, mentre a Londra la scadenza principale del Robusta ha subito un calo più marcato del 3,4%, arretrando a 3.741 dollari.

Sullo sfondo dei movimenti finanziari resta la complessa situazione produttiva in Brasile, dove le operazioni nei campi procedono a rilento. Secondo i dati diffusi da Safras e Mercado, al primo luglio la raccolta brasiliana per la stagione 2026/27 era completa solo al 52%, un livello inferiore sia al 60% registrato nello stesso periodo dello scorso anno, sia alla media quinquennale che si attesta al 55%. La situazione appare evidente anche nella strategica regione del Cerrado Mineiro, dove opera Expocacer, la seconda cooperativa esportatrice del Paese. Qui il raccolto di Arabica ha raggiunto il 32% del totale stimato di 2,859 milioni di sacchi da 60 kg, evidenziando un ritardo rispetto al 42% registrato un anno fa.

Nelle ultime settimane, il lavoro sul campo in Brasile è stato ostacolato dalle precipitazioni che hanno causato problemi qualitativi e fitosanitari, provocando la caduta precoce dei frutti e favorendo lo sviluppo di funghi come la ruggine e la foma a causa dell’elevata umidità. Nei primi giorni della lavorazione i chicchi hanno presentato una media del 15% di difetti, pur mantenendo una buona qualità in tazza. L’assenza di piogge nei primi giorni di luglio ha temporaneamente concesso una tregua ai produttori, agevolando le operazioni e l’essiccazione naturale nei piazzali con temperature miti tra gli 11 e i 27 gradi. Tuttavia, il sollievo potrebbe essere di breve durata, poiché l’agenzia meteorologica Rural Clima ha già previsto il ritorno di nuove perturbazioni a metà luglio in gran parte delle aree caffeicole, uno scenario che rischia di danneggiare ulteriormente i raccolti.

Nonostante le difficoltà climatiche e i ritardi logistici sul breve periodo, le prospettive complessive per l’offerta globale restano decisamente ottimistiche, ponendo un freno ai rincari sul lungo termine. L’Istituto del caffè della Costa Rica ha elaborato una sintesi statistica basata sulle previsioni di 14 autorevoli fonti pubbliche e private, stimando per l’annata in corso una produzione complessiva in Brasile di ben 72,15 milioni di sacchi. Se questa proiezione venisse confermata, si registrerebbe una crescita del 15,7% rispetto ai 62,33 milioni di sacchi della stagione 2025/26, segnando un nuovo record storico per il colosso sudamericano e superando persino il precedente primato stabilito nell’annata 2020/21.

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