Il mercato del caffè continua a registrare una fase di forte volatilità causata dal contrasto tra le previsioni di produzione record in Brasile e l’impatto diretto della guerra in Medio Oriente sulle catene logistiche. Nonostante un calo dei prezzi rilevato giovedì, lo scenario rimane condizionato da variabili critiche che interessano sia la distribuzione che i costi agricoli.
Sul fronte dell’offerta, le stime per il raccolto brasiliano 2026/27 indicano volumi senza precedenti. Marex Group Plc prevede una produzione di 75,9 milioni di sacchi, in crescita del 15,5% su base annua. Questo dato supera le analisi di Sucafina (75,4 milioni) e StoneX, che ha recentemente rivisto al rialzo le proprie stime portandole a 75,3 milioni di sacchi. Tale abbondanza di prodotto ha generato una pressione ribassista sui listini, sebbene il segmento della varietà robusta abbia mostrato una maggiore tenuta a causa di scorte ai minimi da due mesi e mezzo.
L’andamento dei prezzi è però influenzato da fattori esterni al settore agricolo. La guerra in corso ha determinato la chiusura dello Stretto di Hormuz, interrompendo i flussi del commercio marittimo globale. Questa interruzione ha ridotto la disponibilità effettiva di caffè sui mercati internazionali e ha provocato un aumento generalizzato delle tariffe di spedizione, dei costi assicurativi e dei carburanti, pesando direttamente sui bilanci di importatori e torrefattori.
In Brasile, i ricercatori del Cepea segnalano che il conflitto in Medio Oriente sta colpendo duramente i costi di produzione attraverso i derivati del petrolio. Sebbene i fertilizzanti rappresentino storicamente la voce di spesa principale, l’attenzione è ora rivolta al gasolio, fondamentale per una raccolta che in Brasile è ormai quasi totalmente meccanizzata. Nel solo mese di marzo, i dati dell’Agenzia Nazionale del Petrolio hanno registrato rincari del diesel pari al 23% nel Minas Gerais, al 20% a San Paolo e al 12% nell’Espírito Santo.
Secondo le stime attuali, se il trend rialzista dei carburanti dovesse persistere, i costi specifici per le operazioni di raccolta potrebbero aumentare del 15%. Questo incremento della spesa operativa incide sulla redditività delle aziende agricole in una fase in cui il mercato spot è già sotto pressione, con i produttori che tendono a trattenere le forniture in attesa di quotazioni più favorevoli.


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