Cacao, anche la Costa d’Avorio capitola: prezzi rivisti per battere la crisi

La Costa d’Avorio ha impresso una svolta decisa alla propria strategia commerciale nel settore del cacao, ponendo fine allo stallo che per mesi ha paralizzato i flussi di esportazione e i depositi del Paese. Con una mossa ufficializzata nell’ultima settimana di febbraio 2026, l’ente regolatore Conseil du Café-Cacao (CCC) ha annunciato l’abbandono dei premi sulla qualità, una serie di commissioni aggiuntive che venivano applicate agli acquirenti internazionali oltre ai prezzi di mercato globali. Questa decisione ha permesso di riavviare immediatamente le vendite anticipate per il prossimo raccolto di metà stagione, allentando la pressione su centinaia di migliaia di tonnellate di semi rimaste bloccate nei magazzini a causa della rigidità dei prezzi.

L’inversione di rotta segna un riconoscimento delle mutate realtà del mercato globale. Se alla fine del 2024 il cacao aveva raggiunto picchi storici vicini ai 13.000 dollari a tonnellata, la successiva caduta delle quotazioni fino agli attuali 3.100 dollari ha reso insostenibili i supplementi richiesti da Abidjan, che oscillavano tra i 250 e i 470 dollari a tonnellata. Davanti al netto rifiuto dei grandi gruppi dolciari di assorbire tali costi extra, le scorte si erano accumulate pericolosamente sia nelle aziende agricole che negli impianti di stoccaggio costieri, creando una crisi di liquidità che rischiava di diventare strutturale.

La nuova politica ivoriana ha ripercussioni che superano i confini nazionali, influenzando direttamente il dibattito in corso nel vicino Ghana. Fino a metà febbraio, i legislatori ghanesi avevano citato la stabilità dei prezzi ivoriani come esempio di una migliore gestione della crisi, ma i fatti dell’ultima settimana dimostrano che entrambi i principali produttori mondiali sono stati costretti a capitolare davanti a una perdita di valore del mercato che sfiora il 75%. La Costa d’Avorio, pur confermando l’impegno a mantenere il Differenziale di Reddito Dignitoso di 400 dollari a tonnellata a tutela dei contadini, ha ora dato priorità assoluta al movimento delle merci rispetto all’ottenimento di premi tariffari.

L’aggiustamento delle tariffe dovrebbe sbloccare l’esportazione di circa 450.000 tonnellate di cacao previste per il raccolto di metà stagione che inizierà ad aprile. La sfida principale per il governo rimane ora quella di gestire la differenza tra il prezzo garantito ai produttori interni e il prezzo allineato al mercato internazionale. La capacità dello Stato di assorbire questo scarto finanziario determinerà quanto l’impatto della crisi ricadrà effettivamente sulle comunità agricole, in un momento in cui la priorità è garantire che il cacao raggiunga i porti prima che il danno economico per le famiglie rurali diventi irreversibile.

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