Prezzi in calo e Real forte: il Brasile rallenta l’export di caffè

Le esportazioni brasiliane di caffè hanno registrato una significativa battuta d’arresto a gennaio 2026, con 2,78 milioni di sacchi spediti all’estero, segnando un calo del 30,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Secondo il Consiglio brasiliano degli esportatori di caffè (Cecafé), i ricavi valutari sono scesi dell’11,7%, attestandosi a 1,175 miliardi di dollari. Questa riduzione è attribuibile alla combinazione tra la caduta dei prezzi internazionali e il rafforzamento del real sul dollaro, che ha spinto i produttori, già ben capitalizzati, a trattenere il prodotto o a privilegiare il mercato interno in attesa del nuovo raccolto record.

Analizzando le tipologie esportate a gennaio, l’arabica rimane il prodotto principale con 2,347 milioni di sacchi (84,4% del totale), nonostante un calo del 29,1%. Il caffè istantaneo segue con 249.148 sacchi, mentre il caffè canephora (conilon e robusta) ha subito una contrazione del 45,6%, fermandosi a 181.559 sacchi. Anche i caffè speciali hanno registrato una flessione del 41,9% nel volume, con 588.259 sacchi venduti a un prezzo medio di 463,53 dollari, generando ricavi per 272,7 milioni di dollari. Tra le destinazioni principali, la Germania guida la classifica con il 14,1% del totale, seguita da Stati Uniti (13,9%), Italia (10,3%), Belgio (6,5%) e Giappone (6,1%). In controtendenza, le importazioni dell’Italia sono aumentate del 6% rispetto all’anno precedente.

Dal punto di vista logistico, il porto di Santos ha gestito l’81% delle spedizioni, seguito da Rio de Janeiro (15,7%) e Paranaguá (1,1%). Nonostante il calo di gennaio, il dato cumulato da luglio 2025 a gennaio 2026 mostra che, a fronte di una riduzione del 22,5% dei volumi esportati (23,406 milioni di sacchi), i ricavi complessivi sono cresciuti dell’8,1%, raggiungendo i 9,235 miliardi di dollari grazie ai prezzi elevati dei mesi precedenti. Gli esperti di Cepea segnalano che l’attuale svalutazione sul mercato nazionale potrebbe favorire la ricostituzione delle scorte globali, che negli ultimi anni sono risultate estremamente ridotte. Si prevede una ripresa dei flussi di esportazione per il robusta a partire da maggio e per l’arabica da luglio, in linea con l’avvio del nuovo ciclo produttivo.

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