Tempesta sulle arance brasiliane: tra raccolto in calo e l’ombra del virus Hlb

Il comparto agrumicolo brasiliano apre la stagione commerciale 2026/27 in un clima di incertezza, stretto tra trattative difficili, emergenza sanitaria e la scommessa sulla tecnologia. All’inizio del mese, subito dopo la pubblicazione delle stime di raccolta da parte del Fondo di Difesa degli Agrumi (Fundecitrus), sono scattate le prime manovre per i contratti e le rinegoziazioni nella fascia strategica di San Paolo e nel Triângulo Mineiro.

I dati presentati a Cordeirópolis durante l’Expocitros e la Citrus Week 2026 non lasciano spazio all’ottimismo: la produzione di arance nell’area principale è stimata a 255,20 milioni di casse da 40,8 chilogrammi, con un crollo del 12,9% rispetto all’anno scorso e del 14,7% sotto la media dell’ultimo decennio. A pesare sul raccolto sono il clima pazzo e soprattutto il virus Huanglongbing (Hlb), noto come greening degli agrumi, che compromette la resa dei frutteti e fa cadere i frutti prima del tempo.

Sul fronte dei prezzi, il Centro di studi avanzati in economia applicata (Cepea) segnala che le industrie di trasformazione stanno offrendo cifre più basse rispetto ai picchi della scorsa stagione, e per ora nessun accordo è stato siglato. Rispetto a un anno fa, quando le scorte erano ai minimi termini e c’era la corsa all’acquisto, oggi i trasformatori si muovono con più calma: i magazzini di succo d’arancia sono più pieni e la domanda internazionale resta debole. Le trattative entreranno nel vivo nelle prossime settimane, con l’intensificarsi del raccolto da metà giugno.

La vera battaglia si gioca però nei campi contro la malattia. Gli esperti spiegano che ormai quasi la metà degli alberi della fascia principale mostra i sintomi del greening, con picchi che in alcune zone superano il 70%. Oltre la metà delle arance perse prima del tempo cade a causa dell’infezione. Per gli analisti si tratta di uno shock economico peggiore delle guerre: se si tagliano i trattamenti per risparmiare, la produzione si azzera. I coltivatori stanno correndo ai ripari con insetticidi frequenti per colpire l’insetto vettore (la psilla) e, dove l’infezione è troppo alta, si sta colonizzando il Sud del Paese alla ricerca di climi più caldi che frenino la malattia.

A complicare il quadro ci si mette lo scenario internazionale. La guerra in Medio Oriente tra Iran e Israele spinge al rialzo il prezzo del petrolio, facendo impennare i costi di carburanti e fertilizzanti per gli agricoltori, già molto indebitati. Sul fronte dei mercati c’è poi l’ombra del protezionismo americano e delle nuove regole europee che potrebbero limitare i succhi di frutta nelle mense scolastiche. Una minaccia non da poco, se si pensa che otto bicchieri di succo d’arancia su dieci consumati nel mondo arrivano proprio dal Brasile.

La risposta alla crisi e alla carenza di manodopera arriva dai droni. I grandi produttori di succhi stanno finanziando i test di robot autonomi volanti, sviluppati da una startup israeliana. Questi droni lavorano giorno e notte: volano tra i filari, scelgono le arance mature in base a colore e dimensione e le raccolgono con ventose di gomma o tagliando il picciolo. L’obiettivo è raccogliere i frutti sulla cima degli alberi, permettendo alle piante di crescere più in altezza e aumentare la produttività per ettaro. Insieme ai robot, si punta anche su un sistema di iniezione diretta nel tronco per curare le piante dall’interno, riducendo l’uso di prodotti chimici fino al 90%.

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