Il conto alla rovescia per l’industria globale del cacao è iniziato. Dopo una serie di rinvii e un lungo percorso legislativo avviato nel 2019, il Regolamento dell’Unione Europea sui prodotti privi di deforestazione (EUDR) entrerà in vigore il 30 dicembre 2026. Da quella data, il mercato europeo, uno dei più esigenti e remunerativi al mondo, chiuderà le porte a cacao, caffè, soia, olio di palma, legno, gomma e carne bovina che non possano dimostrare una provenienza legale e priva di pratiche di deforestazione.
In questo scenario, l’Ecuador si sta posizionando come un modello di adattamento globale. Il settore del cacao del Paese ha già raggiunto oltre il 90% di conformità ai nuovi standard internazionali, un livello di preparazione che riflette sforzi costanti in termini di tracciabilità, trasparenza e georeferenziazione delle aziende agricole. Il cuore del regolamento UE risiede nella capacità di certificare l’origine esatta di ogni singolo chicco. Entro la fine del 2026, ogni esportatore dovrà fornire prove basate su immagini satellitari e coordinate GPS che i raccolti non provengano da aree colpite da deforestazione dopo il 31 dicembre 2020.
A differenza di altri paesi produttori, l’Ecuador parte da una base solida. Il quadro normativo nazionale include già tutele rigorose contro il lavoro minorile e i livelli di deforestazione legati al settore del cacao sono storicamente minimi. Questa condizione ha permesso all’Associazione nazionale degli esportatori di cacao di concentrarsi sul coordinamento tecnico, implementando programmi di formazione e assistenza che hanno raggiunto migliaia di piccoli produttori in tutto il territorio, affrontando temi come la mappatura geografica e la conformità normativa.
Una delle aree dove la trasformazione è più visibile è la provincia di Manabí, che conta oltre 115.000 ettari di piantagioni. Qui, la prefettura locale ha promosso oltre 200 scuole di produzione basate sul principio dell’imparare facendo. Il programma ha già generato quasi mezzo milione di nuove piante e ha permesso la georeferenziazione capillare delle aziende agricole, consentendo di risalire con precisione alla famiglia produttrice e garantendo che la produzione non sia legata all’espansione della frontiera agricola.
La transizione verso le nuove norme europee avviene in un momento di forte volatilità dei prezzi. Dopo un periodo di picchi storici che hanno sfiorato i 12.000 dollari a tonnellata, il mercato sta registrando una fase di correzione con prezzi che si attestano ora intorno ai 3.300 dollari. Gli analisti avvertono che il nuovo scenario premierà la conformità e la qualità piuttosto che il volume: solo il cacao tracciabile e certificato potrà accedere ai prezzi migliori, mentre chi non si adeguerà rischia l’esclusione dai canali di distribuzione principali.
L’Ecuador si conferma per il quinto anno consecutivo come il primo esportatore di prodotti biologici verso l’Unione Europea. La sfida ora è completare l’ultimo segmento del percorso di conformità prima della scadenza definitiva. Mentre le grandi imprese devono essere pronte entro la fine del 2026, le micro e piccole imprese avranno tempo fino al giugno 2027 per adeguarsi completamente. La collaborazione tra settori pubblici, privati e organizzazioni internazionali è stata fondamentale per sviluppare strumenti didattici che rendano comprensibili i requisiti tecnici, garantendo che la tutela dell’ambiente cammini di pari passo con lo sviluppo socio-economico delle famiglie produttrici.


Lascia un commento