Crisi del cacao: tra El Niño e caro-fertilizzanti si teme un deficit globale

La Costa d’Avorio, primo produttore mondiale di cacao, si trova oggi ad affrontare un vortice di eventi che minaccia di destabilizzare l’intera catena di approvvigionamento del cioccolato entro la fine del 2026. Secondo un’indagine condotta nelle principali regioni agricole del Paese, il 73% dei coltivatori non ha acquistato fertilizzanti per i prossimi cicli produttivi, mentre solo il 2% dichiara di avere scorte sufficienti per garantire la salute delle piantagioni.

La crisi è alimentata da un paradosso economico devastante. Da un lato, il prezzo del cacao sulle borse internazionali di Londra e New York ha subito un crollo verticale: rispetto ai picchi storici raggiunti alla fine del 2024, le quotazioni sono diminuite di oltre il 70%, attestandosi ad aprile 2026 intorno ai 3.380 USD/MT. Dall’altro lato, i prezzi dei fertilizzanti sono balzati a livelli proibitivi. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ha portato alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, ha interrotto i flussi di materie prime dal Golfo Persico, un hub fondamentale per la produzione di fosfati e urea. In alcuni hub logistici africani, i prezzi dei nutrienti chimici sono aumentati con balzi a doppia cifra, rendendo l’acquisto impossibile per la maggior parte dei piccoli produttori ivoriani.

Ad aggravare il quadro produttivo sono le previsioni meteorologiche per la seconda metà dell’anno. Gli scienziati atmosferici avvertono che il 2026 potrebbe essere caratterizzato da un episodio di El Niño di intensità eccezionale, potenzialmente il più forte degli ultimi 140 anni. Per l’Africa Occidentale, questo fenomeno si traduce in stress termico, con temperature ben al di sopra della norma che danneggiano i fiori del cacao, e in una siccità prolungata con piogge irregolari che impediscono il corretto sviluppo delle fave. Inoltre, le piante già colpite da malattie pregresse diventano ancora più vulnerabili senza l’apporto dei fertilizzanti.

Gli esperti di analisi satellitare e mercati agricoli hanno già rivisto al ribasso le stime di produzione. Si prevede una contrazione immediata del 4,8% entro la fine dell’anno, ma l’impatto reale sarà visibile nel lungo periodo. Senza l’applicazione tempestiva di prodotti a base di fosfati, essenziali per la resa dei suoli africani, si profila un calo drastico per il raccolto intermedio del 2027 e una crisi strutturale per il raccolto principale 2027/2028. La riduzione della produttività per ettaro, unita alla volatilità dei prezzi, rischia di innescare una carestia programmata per milioni di agricoltori, spostando l’equilibrio del mercato globale verso un deficit strutturale di difficile risoluzione.

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