Caffè: nel 2026 torna il surplus globale

Dopo anni di strette sull’offerta e scorte ai minimi termini, il mercato globale del caffè si prepara a una svolta strutturale nel 2026. Secondo le ultime analisi di mercato e i dati forniti da StoneX, il settore sta entrando in una fase di transizione caratterizzata da una produzione record, che sta già spingendo i prezzi al ribasso nelle principali borse internazionali.

Nella giornata di martedì, le quotazioni hanno subito una brusca contrazione: l’arabica con scadenza maggio ha perso il 4,01%, toccando i minimi delle ultime tre settimane, mentre la varietà robusta è scivolata del 3,86%, raggiungendo il livello più basso degli ultimi otto mesi.

A guidare questa ondata ribassista sono le previsioni per il prossimo raccolto brasiliano. Diverse istituzioni finanziarie hanno rivisto al rialzo le stime per il Brasile nel 2026/27: Marex Group Plc prevede 75,9 milioni di sacchi, Sucafina 75,4 milioni e StoneX 75,3 milioni, segnando un incremento del 20,8% rispetto all’anno precedente. Questo boom produttivo, unito alla ripresa del Vietnam dove le esportazioni nel primo trimestre del 2026 sono aumentate del 14%, sta delineando un’offerta globale senza precedenti.

Per la prima volta dopo quattro anni di cali consecutivi delle scorte, il 2026 dovrebbe chiudersi con un surplus globale di 10 milioni di sacchi. StoneX stima una produzione mondiale di 182,5 milioni di sacchi a fronte di un consumo di 172,5 milioni. Questo squilibrio positivo permetterà alle scorte globali di risalire sopra i 48 milioni di sacchi. Tuttavia, gli analisti avvertono che la stabilità è ancora lontana. Il ripristino delle riserve è infatti disomogeneo: se il Brasile corre, l’Europa e gli Stati Uniti operano ancora con scorte storicamente basse, rendendo il mercato estremamente sensibile a eventuali shock.

Nonostante l’aumento dell’offerta, il cammino verso la normalizzazione dei prezzi al consumo appare lento. Sebbene nel 2026 si preveda una ripresa della domanda del 2,5%, sostenuta dal rallentamento dell’inflazione, i costi per i consumatori finali restano elevati. L’eredità del 2025 è pesante: l’inflazione del caffè ha superato l’80% in Brasile a metà dello scorso anno e si è mantenuta sopra il 30% negli Stati Uniti. In Europa, i prezzi hanno chiuso il 2025 con un incremento del 18%, sebbene il trend sia ora in fase di raffreddamento.

Il quadro per il 2026 resta comunque complesso a causa di variabili extra-agricole. Oltre alle tensioni geopolitiche e alle incertezze climatiche, i produttori devono confrontarsi con il nuovo regolamento europeo EUDR (prodotti non deforestati). La normativa impone rigidi criteri di tracciabilità per garantire che il caffè importato nell’UE non sia legato alla deforestazione, un requisito che potrebbe creare colli di bottiglia logistici nonostante l’abbondanza di prodotto. Mentre il Brasile e il Vietnam trainano la ripresa, altre aree come la Colombia prevedono una flessione a 12,6 milioni di sacchi. In questo scenario, il 2026 si conferma un anno di transizione per i fondamentali del mercato, ma la volatilità rimane la vera protagonista.

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