Un’estate caratterizzata da ondate di calore eccezionali in tutto il continente europeo e una forte volatilita del costo della materia prima stanno mettendo a dura prova il mercato del cioccolato, spingendo colossi del settore come Lindt & Sprungli a rivedere al ribasso le stime di crescita per il 2026. Per la seconda volta dall’inizio dell’anno, il gruppo svizzero ha tagliato le previsioni di vendita organica, ora fissate tra lo 0% e il 2%, a fronte di un target iniziale del 4-6% e di stime di mercato attestate attorno al 3,9%. L’annuncio ha provocato un immediato contraccolpo sui listini finanziari, con il titolo societario arrivato a cedere oltre il 6% nelle prime fasi di contrattazione e accumulando una contrazione vicina al 28% rispetto ai picchi di inizio anno.
All’origine della flessione dei consumi si intrecciano fattori climatici ed economici. Da un lato, le temperature record registrate durante la stagione estiva hanno disincentivato gli acquisti, penalizzando in modo particolare le vendite di prodotti stagionali e incidendo per circa un punto e mezzo percentuale sulla crescita complessiva. Dall’altro, il settore ha dovuto gestire un’estrema instabilita dei prezzi del cacao. Dopo essere rimasti su livelli altissimi dal 2024 fino ad agosto 2025, i prezzi della materia prima sono crollati, per poi riprendere a salire a partire da marzo 2026 senza tuttavia ritornare ai picchi record del passato. Questo prolungato shock sui costi ha spinto le aziende ad applicare rincari cumulati compresi tra il 30% e il 40% negli ultimi anni. Nel solo primo semestre del 2026, a fronte di un ulteriore ritocco verso l’alto dei listini pari all’11,8%, i volumi di vendita di Lindt hanno subito una contrazione del 7,5%, pur garantendo un fatturato di 2,33 miliardi di franchi.
I consumatori europei, sempre piu attenti al budget in un contesto economico incerto, hanno reagito riducendo soprattutto l’acquisto di confezioni regalo di fascia alta e assortimenti di praline di grandi dimensioni. In mercati chiave come Germania, Svizzera e Austria si e registrata una generale flessione degli ordini, spingendo la dirigenza ad adottare strategie di riposizionamento strategico. Per intercettare la domanda residua, Lindt ha avviato riduzioni selettive dei prezzi e una revisione dei formati, puntando su confezioni piu piccole accessibili a una frequenza d’acquisto maggiore. Laddove sono stati introdotti correttivi sui listini, la risposta del mercato e apparsa immediata, con inversioni di tendenza nei volumi passati da cali a doppia cifra a incrementi compresi tra il 20% e il 30%.
La decisione di abbassare i prezzi al dettaglio non e un caso isolato, ma riflette una manovra diffusa tra i principali player dell’industria dolciaria per contrastare il calo delle vendite e la fuga dei consumatori verso i prodotti del supermercato. Multinazionali come Mondelez International (proprietaria di marchi come Milka e Toblerone) e Nestlé hanno dovuto rallentare i rincari e applicare sconti strutturali e tagli di listino selettivi sui prodotti di fascia media per difendere le proprie quote di mercato. Parallelamente, le grandi catene della distribuzione organizzata hanno ridotto del 10-15% i prezzi al dettaglio delle tavolette a marchio proprio (private label), costringendo i grandi brand industriali ad adeguarvisi.


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