Mercati del cacao: la disponibilità cresce ma i prezzi restano instabili

Il mercato globale del cacao attraversa una fase caratterizzata da un apparente paradosso: da un lato il miglioramento della disponibilità fisica della materia prima e dall’altro la persistenza di una fortissima instabilità dei prezzi. Dopo il grave deficit registrato nella stagione 2023/24, pari a circa 492.000 tonnellate, l’annata 2024/25 si è archiviata con un leggero surplus, stimato a maggio 2026 in circa 48.000 tonnellate. La produzione mondiale ha toccato i 4,723 milioni di tonnellate a fronte di una lavorazione di 4,628 milioni, portando le scorte finali a 1,320 milioni di tonnellate. Nonostante questo incremento e le previsioni di un ulteriore avanzo per il 2025/26, le quotazioni continuano a reagire con estrema nervosità alle notizie meteorologiche e alle stime sui futuri raccolti.

I prezzi rimangono la componente più imprevedibile del settore. Nell’arco di dodici mesi i futures a New York hanno oscillato tra meno di 3.000 e quasi 9.000 dollari a tonnellata, ben al di sotto del picco storico di quasi 13.000 dollari sfiorato a fine 2024, ma comunque soggetti a sbalzi repentini. Durante il mese di luglio 2026 si sono verificate impennate di oltre il 13% in una sola seduta, con quotazioni che hanno superato i 6.400 dollari per poi crollare del 6% il giorno successivo e riassestarsi sotto i 6.000 dollari. Tale dinamica dimostra che la sola disponibilità di magazzino non basta a garantire la stabilità e che la scelta del momento in cui acquistare è diventata fondamentale per gli operatori.

Sul fronte dell’offerta, l’Africa occidentale continua a rappresentare il baricentro e, al tempo stesso, il principale elemento di incertezza per l’equilibrio globale. Se da un lato la Costa d’Avorio ha registrato un netto recupero delle spedizioni verso i porti, superando i 2,09 milioni di tonnellate con un aumento del 21% rispetto alla stagione precedente, dall’altro le prospettive per il ciclo 2026/27 rimangono incerte. Le piogge intense di inizio estate hanno ostacolato il lavoro nelle piantagioni ivoriane e ghanesi, aumentando il rischio di malattie fungine. A ciò si aggiunge l’alta probabilità dello sviluppo di un fenomeno El Niño di forte intensità, capace di alterare l’alternanza tra precipitazioni e periodi secchi. Il Ghana deve inoltre fare i conti con problemi strutturali come il virus del rigonfiamento dei germogli, l’invecchiamento delle piante e la perdita di terreni agricoli dovuta all’estrazione mineraria illegale.

In questo contesto si inserisce la rapida ascesa dell’America Latina, guidata dall’Ecuador. Grazie a rese medie per ettaro decisamente superiori a quelle africane e a un modello commerciale che garantisce ai coltivatori una quota maggiore del prezzo globale, l’Ecuador prevede di esportare oltre 623.000 tonnellate nel 2026. Le proiezioni di produzione per la stagione 2026/27 indicano che il paese potrebbe superare le 650.000 tonnellate, insidiando il Ghana come secondo produttore mondiale.

La domanda globale mostra intanto profonde divergenze geografiche. La lavorazione del cacao in Europa ha subito un netto rallentamento, segnando un calo del 4,6% nel secondo trimestre del 2026 e chiudendo il primo semestre con 642.261 tonnellate, in flessione del 6,3% rispetto all’anno precedente. Al contrario, l’Asia sta vivendo una fase di forte espansione, con un aumento dell’attività di macinazione del 25,1% nel secondo trimestre, raggiungendo le 224.646 tonnellate. Negli Stati Uniti i dati più recenti mostrano invece una contrazione contenuta del 3,8%. Per far fronte ai costi elevati della materia prima, molti produttori di cioccolato hanno modificato le ricette e ridotto il peso delle confezioni, senza che ciò si sia tradotto in un calo omogeneo della domanda su scala globale.

Oltre alle dinamiche di mercato e al clima, la filiera sta riorganizzando le proprie rotte di approvvigionamento in vista dell’applicazione del Regolamento Europeo sulla Deforestazione (EUDR). La normativa, che entrerà ufficialmente in vigore a fine dicembre 2026 per i grandi operatori e a metà 2027 per le realtà più piccole, impone la tracciabilità geografica dei lotti e la verifica dell’assenza di deforestazione. L’obbligo di documentare l’origine esatta della materia prima sta trasformando la tracciabilità in un requisito d’accesso indispensabile per il mercato europeo, ridefinendo le strategie di acquisto e la gestione della catena di fornitura a livello globale.

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