Il commercio internazionale di caffè brasiliano sta attraversando una fase di contrazione nei volumi spediti, pur riuscendo a mantenere una tenuta economica grazie alla dinamica dei prezzi globali. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Cecafé, il Consiglio degli esportatori di caffè del Brasile, il mese di febbraio si è chiuso con la spedizione di 2,6 milioni di sacchi da 60 chili, segnando un calo del 23,5% rispetto allo stesso mese del 2025. Questo rallentamento riflette un trend più ampio visibile nel primo bimestre dell’anno, dove l’export complessivo di 5,41 milioni di sacchi ha registrato una flessione del 27,29% rispetto al periodo precedente. Nonostante la riduzione delle quantità fisiche, il fatturato del mese di febbraio si è attestato a 1,061 miliardi di dollari, contenendo la perdita in termini di valore al 14,7%.
Analizzando l’intero periodo di raccolta, che va da luglio 2025 a febbraio 2026, emerge un contrasto significativo tra volumi e ricavi. A fronte di un calo delle esportazioni totali pari al 22,6%, con 26,038 milioni di sacchi spediti, il valore complessivo è invece cresciuto del 5,3%, raggiungendo la cifra di 10,301 miliardi di dollari. La geografia delle esportazioni vede la Germania confermarsi come principale mercato di destinazione, nonostante una riduzione degli acquisti del 20%. Seguono gli Stati Uniti, che hanno registrato una brusca frenata del 45%, l’Italia, il Belgio e il Giappone. Queste nazioni rimangono i pilastri della domanda esterna, pur in un contesto di generale flessione degli ordini.
Entrando nel dettaglio delle tipologie di prodotto, il caffè Arabica continua a dominare la scena rappresentando il 78,9% delle spedizioni totali di febbraio, sebbene abbia subito una contrazione del 28,9%. Anche il caffè Robusta ha mostrato segnali di sofferenza, con un calo analogo che ha portato il totale mensile a 2,907 milioni di sacchi. Una nota in controtendenza arriva invece dal caffè solubile, le cui esportazioni sono aumentate del 13,8%, arrivando a coprire il 12% dell’export nazionale e compensando parzialmente le perdite delle altre varietà. Al contrario, il segmento del caffè tostato e macinato rimane marginale, con una quota dello 0,1% del totale e una diminuzione del 20,9%.
Dal punto di vista logistico, l’infrastruttura portuale brasiliana vede ancora una volta il porto di Santos nel ruolo di protagonista assoluto. Da questo snodo è transitato il 77,7% del caffè esportato nel primo bimestre, pari a 5,780 milioni di sacchi. Il complesso portuale di Rio de Janeiro segue con una quota del 18%, mentre il porto di Paranaguá gestisce circa l’1,1% dei volumi. Questi dati confermano la centralità dello scalo di Santos per la filiera caffeicola, in un momento in cui il settore cerca di bilanciare la riduzione dei flussi con la necessità di mantenere alta la redditività delle esportazioni.


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