Caffè in guerra: lo Stretto di Hormuz blocca i chicchi

Il mercato globale del caffè sta vivendo una fase di profonda incertezza, sospeso tra le rassicuranti previsioni produttive del Sudamerica e l’instabilità geopolitica derivante dal conflitto in Iran. Fino a poche settimane fa, il settore guardava al 2026 con ottimismo, grazie a stime di raccolti record in Brasile che promettevano un’ampia eccedenza di offerta. Tuttavia, l’escalation militare in Medio Oriente ha cambiato radicalmente lo scenario, trasformando una potenziale fase di ribasso in una complessa sfida logistica ed economica.

Il fulcro della crisi risiede nella chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio vitale attraverso cui transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale mondiale. Poiché l’industria della torrefazione è un settore ad alto consumo energetico, l’impennata dei costi del gas si riflette direttamente sui margini di produzione. A questo si aggiunge l’impatto sui fertilizzanti azotati, prodotti proprio a partire dal metano in Medio Oriente, la cui scarsità rischia di compromettere la resa agricola dei prossimi anni. Anche il transito attraverso il Canale di Suez risulta compromesso, costringendo le navi cariche di caffè proveniente dall’Asia a circumnavigare l’Africa. Questo cambio di rotta aumenta i tempi di navigazione di circa due settimane, facendo lievitare noli marittimi, premi assicurativi e costi del carburante.

I riflessi sui mercati finanziari non si sono fatti attendere. Nella prima decade di marzo, i contratti Arabica a New York e Robusta a Londra hanno registrato rialzi superiori al 4%, recuperando gran parte delle perdite subite a febbraio. In Brasile, il prezzo per sacco ha segnato un balzo del 6,73% nei primi dieci giorni del mese, spinto anche dal rafforzamento del dollaro rispetto al real. Nonostante questa pressione al rialzo, nelle ultime sedute si è osservata una parziale correzione tecnica: i prezzi sono leggermente scesi grazie a condizioni meteorologiche favorevoli in Brasile e a un temporaneo aumento delle scorte monitorate dall’ICE, che hanno raggiunto i massimi degli ultimi mesi offrendo un momentaneo cuscinetto al mercato.

Per il consumatore finale, il rischio di rincari strutturali rimane concreto. L’Italia, in particolare, è vulnerabile a causa della sua dipendenza dalle rotte asiatiche per il caffè Robusta, essenziale per le miscele da espresso. Se il blocco delle vie d’acqua e l’instabilità energetica dovessero protrarsi, l’aumento dei costi logistici e di produzione finirà inevitabilmente per consolidarsi nei prezzi al dettaglio. La geopolitica ha dunque interrotto un quadro che appariva improntato alla serenità, aggiungendo una variabile complessa che minaccia di annullare i benefici di un’annata agricola che si preannunciava abbondante.

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