Il regolamento dell’Unione Europea contro la deforestazione (EUDR) si sta trasformando in un fattore di forte pressione e incertezza logistica per la filiera del cacao in Costa d’Avorio. Il provvedimento europeo, che vieta l’importazione di materie prime provenienti da terreni recentemente deforestati e impone la piena tracciabilità fino al fondo agricolo di origine, costituisce uno snodo critico per il Paese africano, che esporta circa il 70% della propria produzione verso l’Europa e copre da solo il 40% dell’offerta mondiale.
L’introduzione dell’obbligo di effettuare ogni transazione tramite la carta elettronica del produttore dal 1° settembre, misura disposta dal Consiglio del Caffè e del Cacao per garantire il rispetto dei criteri ambientali comunitari, sta riscontrando gravi criticità operative sul campo. Nelle aree rurali di coltivazione si registrano ritardi nell’adozione degli strumenti digitali da parte di acquirenti, cooperative e agenti, aggravati dalla scarsità di dotazioni fondamentali come terminali di pagamento, sacchetti e sigilli. Sebbene l’ente regolatore abbia avviato la distribuzione di 20.000 nuovi terminali e minimizzato l’impatto dei disservizi, le aziende esportatrici segnalano che i rallentamenti negli acquisti e nelle consegne minacciano di compromettere i flussi delle esportazioni.
A questo scenario si somma un considerevole ritardo del raccolto principale 2026-2027, stimato tra le otto e le dieci settimane e causato da condizioni meteorologiche avverse, insufficiente manutenzione delle coltivazioni ed estensione del precedente raccolto intermedio. I volumi in arrivo nei porti di Abidjan e San Pedro rimarranno contenuti a settembre e ottobre, per poi impennarsi tra la fine di ottobre e dicembre. L’imminente concentrazione delle spedizioni — stimata in circa 900.000 tonnellate nell’ultimo trimestre dell’anno su un totale stagionale previsto tra 1,4 e 1,45 milioni di tonnellate — solleva concreti timori di congestione portuale e di saturazione delle capacità di stoccaggio. La corsa degli operatori per spedire ingenti quantitativi prima dell’entrata in vigore delle restrizioni ambientali europee rischia così di creare strozzature lungo l’intera catena logistica, aumentando l’instabilità dell’offerta e condizionando l’andamento dei prezzi sui mercati internazionali.


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