Arance d’importazione: l’83% dei campioni contiene residui vietati nell’Unione Europea

Un’indagine condotta dall’organizzazione agricola Unió de Llauradors sui frutti venduti nei principali supermercati ed ipermercati valenciani ha riacceso il dibattito sulle disparità normative tra le produzioni locali e le importazioni da paesi terzi. L’analisi di laboratorio si è concentrata su dodici campioni di arance prelevati presso le catene Carrefour, Consum e Mercadona. I risultati mostrano che la quasi totalità della merce d’importazione esaminata presenta residui di sostanze chimiche la cui coltivazione è ormai vietata agli agricoltori dell’Unione Europea.

Dei dodici lotti di arance analizzati, dieci — pari all’83% del totale — contenevano residui di almeno un principio attivo non autorizzato nell’Unione Europea per l’uso fitosanitario. La quasi totalità delle partite esaminate proveniva dal Sudafrica, eccezione fatta per due lotti privi di indicazione di provenienza e uno etichettato come spagnolo, la cui origine reale è stata tuttavia messa in dubbio nel rapporto a causa delle caratteristiche del frutto.

Un elemento di forte discussione riguarda la presenza simultanea di molteplici sostanze chimiche nella medesima arancia. Nei campioni analizzati sono stati rilevati da quattro a nove principi attivi differenti. I tecnici dell’organizzazione sottolineano che ciascun valore riscontrato rispetta individualmente i Limiti Massimi di Residui (LMR) previsti dalla legge, e che pertanto le arance commerciali non risultano illegali o pericolose per la salute. Tuttavia, la convivenza di così tanti trattamenti nello stesso frutto solleva interrogativi sull’opportunità dei controlli.

La discrepanza nasce dal funzionamento del sistema normativo europeo. Se da un lato l’Unione vieta ai propri agricoltori l’impiego di determinate sostanze fitosanitarie per proteggere le piante, dall’altro continua a consentire l’ingresso di arance straniere che contengono tracce di quegli stessi prodotti chimici, purché entro i limiti legali stabiliti per l’importazione. Tra i principi attivi rintracciati spiccano lo spirotetramat, vietato nell’Unione dal maggio 2024 e presente nel 75% dei campioni, e il metossifenozide, fuori fuorilegge nell’Unione dall’aprile 2026 e rintracciato nel 58% delle arance analizzate.

L’organizzazione di categoria ha annunciato l’intenzione di trasmettere i dati analitici all’Agenzia Spagnola per la Sicurezza Alimentare e la Nutrizione e al Ministero dell’Agricoltura per chiedere una revisione della politica commerciale europea. La richiesta principale riguarda l’adozione del principio del cosiddetto zero tecnico per le sostanze non autorizzate nell’Unione, imponendo che le arance importate debbano rispettare le medesime restrizioni produttive applicate ai frutti coltivati nell’Europa meridionale.

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