Cacao in Nigeria: biodiversità e alberi da ombra contro la deforestazione

In Nigeria, l’espansione della produzione di cacao sta delineando un modello agricolo che sfida la tendenza globale alla deforestazione, puntando invece sulla conservazione della biodiversità e sulla resilienza economica degli agricoltori.

Essendo il quarto produttore mondiale, la Nigeria ha in parte evitato la deforestazione di massa osservata in nazioni vicine come il Ghana. Questo fenomeno è attribuito storicamente a una concentrazione delle politiche economiche nazionali sul settore petrolifero, che ha limitato gli investimenti in programmi di modernizzazione agricola intensiva, spesso responsabili dell’abbattimento totale delle foreste per far spazio a monocolture di cacao. Nello Stato di Ekiti, nel sud-ovest del Paese, si stima che il 57% del cacao sia ancora coltivato in piccole proprietà dove persiste una significativa copertura arborea.

Recenti ricerche condotte in 15 aziende agricole della regione hanno rivelato un elevato livello di biodiversità. Sono state registrate 42 diverse specie di alberi, molte delle quali piantate recentemente dai produttori stessi. Tra queste figurano specie autoctone della foresta pluviale sempre più rare, come l’iroko, l’oganwo, l’eku e l’obeche. Le piantagioni sono diventate veri e propri rifugi ecologici, fungendo da siti per la raccolta di semi di piante minacciate e ospitando, in alcuni casi, fino a 26 specie diverse di uccelli.

La scelta di preservare gli alberi non risponde solo a una logica ambientale, ma rappresenta una precisa strategia di gestione del rischio. Gli agricoltori utilizzano gli alberi per mantenere fresche le piante di cacao, che soffrono le temperature eccessive, un fattore critico alla luce dei cambiamenti climatici. Inoltre, i frutti, le spezie e il legname derivanti dagli alberi forestali costituiscono una rete di sicurezza finanziaria. Per la maggior parte dei produttori, queste risorse rappresentano almeno il 20% del reddito familiare totale, raggiungendo in alcuni casi punte del 60%. Le specie autoctone ospitano inoltre generalmente meno parassiti, come i miridi, e lo sviluppo di chiome elevate facilita la circolazione dell’aria, limitando la diffusione di malattie fungine.

A lungo termine, l’abbattimento sistematico della copertura forestale può portare a una riduzione della produzione complessiva. L’equilibrio trovato dai produttori nigeriani dimostra che i benefici derivanti dall’ombra e dalla diversificazione produttiva possono compensare ampiamente le potenziali perdite di resa a breve termine, offrendo un modello di coltivazione sostenibile.

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